Intervista all’Avvocato Beatrice Manera – Rubrica mensile dello Studio Legale Manera
Introduzione
Il termine femminicidio è purtroppo entrato nel linguaggio comune, spesso associato a vicende di cronaca nera che scuotono l’opinione pubblica e riempiono le pagine dei giornali.
Ma dietro ogni caso non c’è solo una tragedia, c’è anche un sistema giuridico chiamato a intervenire con lucidità, rispetto e competenza.
In questa intervista, l’Avvocato Beatrice Manera, penalista a Torino, affronta il tema del femminicidio dal punto di vista del diritto penale, chiarendo cosa prevede la normativa italiana, quali sono le implicazioni per chi è accusato e quale ruolo può e deve assumere un avvocato penalista quando è coinvolto in casi così delicati.
Un dialogo necessario, che va oltre il giudizio emotivo e punta a comprendere – con rigore e umanità – come il diritto possa contribuire non solo a punire, ma anche a prevenire.
Quanti casi di femminicidio si sono registrati in Italia negli ultimi anni?
Negli ultimi anni, la violenza contro le donne ha assunto una rilevanza sempre più marcata nel dibattito pubblico e giuridico.
L’esame dei dati ufficiali del Ministero dell’Interno relativi alle vittime di femminicidio negli ultimi anni evidenzia una persistente stabilità numerica del fenomeno, con un leggero decremento negli ultimi anni. I dati assumono un profilo allarmante se si considera il contesto in cui tali delitti vengono commessi: più di 9 donne su 10 perde la vita nell’ambito domestico-affettivo, per mano di uomini che intrattengono o hanno intrattenuto relazioni sentimentali con la vittima e in un numero inferiore di casi, le donne sono vittime dei propri figli o padri.
Per meglio comprendere la rilevanza del fenomeno, si riportano di seguito alcuni casi di cronaca che si sono verificati nell’ultimo biennio che rispecchiano i dati sopra descritti.
Sara Campanella, studentessa ventiduenne di Tecniche di Laboratorio Biomedico è stata assassinata con cinque coltellate da Stefano Argentino, suo compagno universitario che non ha tollerato il rifiuto di Sara di intrattenere qualsiasi rapporto con lui.
Ilaria Sula, studentessa ventiduenne uccisa dal suo ex fidanzato Mark Antony Samson, che dopo la fine della relazione l’ha invitata con una scusa per poi aggredirla a coltellate e occultarne il cadavere in una valigia, abbandonata poi in un dirupo. L’aggressore è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.
Fernanda Di Nuzzo, insegnante d’asilo di 61 anni, è stata assassinata dal marito a coltellate all’interno dell’abitazione coniugale, al termine di un litigio per futili motivi. Dopo un intervento chirurgico d’urgenza presso l’ospedale Molinette di Torino, la vittima è deceduta per la gravità delle ferite riportate.
Martina Carbonaro, quattordicenne accoltellata dall’ex fidanzato Alessio Tucci, al termine della loro relazione sentimentale.
Teodora Kamenova, 47 anni, uccisa nell’androne di casa dall’ex compagno, Jose German Varela Luna, il quale era già sottoposto a un divieto di avvicinamento alla donne per precedenti maltrattamenti.
Lucia Chiapperini, settantaquattrenne uccisa con 22 fendenti di forbici dall’ex marito, Vincenzo Visaggi, 75 anni, che ha confessato l’omicidio.
Laura Papadia, 36 anni, strangolata dal marito Nicola Gianluca Romita, al termine di una notte di litigi incentrati sulla questione della maternità.
Teresa Sommario, uccisa dal figlio ventunenne, Filippo Manni, con almeno cinque fendenti sferrati con ascia, alcuni dei quali fatali, mentre si trovava davanti al computer per lavorare.
E ancora, come non ricordare, i tragici omicidi di Giulia Cecchettin, studentessa ventiduenne uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, condannato all’ergastolo con riconoscimento dell’aggravante della premeditazione e Giulia Tramontano, la giovane donna, al settimo mese di gravidanza, che è stata assassinata dal fidanzato Alessandro Impagnatiello, condannato anche lui all’ergastolo.
Questi casi, così come molti altri, confermano il profilo tipico del femminicidio, radicato in contesti di relazioni sentimentali o familiari caratterizzate da dinamiche di potere e controllo.
Qual è stata la risposta del Governo?
Il 7.03.2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge volto a rafforzare la tutela penale contro la violenza di genere. Il fulcro della proposta normativa consiste nell’introduzione dell’articolo 577-bis nel Codice Penale, che istituisce una nuova fattispecie autonoma di reato denominata “femminicidio”.
Secondo il testo dell’articolo 577-bis c.p., «Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di discriminazione o di odio verso la persona offesa in quanto donna, o per reprimere l’esercizio dei suoi diritti o delle sue libertà o, comunque, l’espressione della sua personalità, è punito con la pena dell’ergastolo».
La nuova norma si configura dunque come un’esplicita affermazione del carattere gender-oriented del reato, riconoscendo che l’uccisione della donna possa derivare da un contesto di discriminazione di genere e da condotte volte a reprimere la libertà e l’autodeterminazione della vittima.
La risposta penalistica è sufficiente a fronteggiare il fenomeno?
Sotto il profilo giuridico, l’ordinamento penale italiano già contempla la pena dell’ergastolo per le ipotesi più gravi di omicidio perpetrate in contesti che rientrerebbero nel fenomeno definito come “femminicidio”. In particolare, tale sanzione è prevista nei casi in cui l’omicidio sia perpetrato nell’ambito di condotte persecutorie (c.d. stalking), ai sensi dell’art. 576, n. 5.1 c.p., oppure quando la vittima abbia avuto con l’autore un legame coniugale, anche legalmente separato, di convivenza, unione civile o altra relazione affettiva significativa, come previsto dall’art. 577, comma 1, c.p.
In questo quadro normativo, appare dunque lecito interrogarsi circa l’effettiva efficacia ed effettività dell’introduzione di un’autonoma figura di reato qualificata come “femminicidio”, che rischia di sollevare rilevanti criticità.
L’inasprimento delle sanzioni, infatti, incide in maniera estremamente limitata sulla prevenzione di condotte criminose che affondano le proprie radici in dinamiche relazionali, culturali ed emotive profondamente radicate nel tessuto sociale.
La violenza di genere, in particolare, si caratterizza per la presenza di un forte elemento passionale, spesso alimentato da squilibri di potere e stereotipi interiorizzati, che rendono gli autori poco sensibili all’effetto deterrente della pena.
Questo è dimostrato anche dall’esperienza normativa più recente: le riforme introdotte con la legge n. 69/2019 (c.d. Codice Rosso), pur avendo ampliato e rafforzato gli strumenti repressivi a disposizione dell’autorità giudiziaria, non ha prodotto una sensibile riduzione dell’incidenza dei reati di violenza contro le donne, come confermato dai dati analizzati poc’anzi.
L’adozione di una prospettiva meramente sanzionatoria rischia di generare una deresponsabilizzazione delle istituzioni pubbliche rispetto alla realizzazione di politiche strutturali, di tipo educativo, sociale e culturale, che si rivelano invece fondamentali per incidere sui presupposti che generano e alimentano il fenomeno.
Conclusione
Il femminicidio non è solo una parola dolorosa: è il punto di arrivo di dinamiche sociali, culturali e relazionali che troppo spesso sfuggono ai radar della prevenzione.
Il diritto penale interviene quando ormai il danno è stato fatto, ma è proprio in questi momenti che assume tutta la sua funzione: garantire giustizia, verità, e rispetto per le vittime, ma anche tutela per chi si trova coinvolto in un procedimento, qualunque sia la sua posizione.
Come ha spiegato l’Avvocato Beatrice Manera, affrontare un’accusa così grave richiede massima preparazione giuridica, rigore deontologico e soprattutto sensibilità umana. L’avvocato penalista non è lì per giudicare, ma per fare luce, per assicurare che ogni voce sia ascoltata nel rispetto delle regole e dei diritti fondamentali.
Lo Studio Legale Manera continua a offrire assistenza legale in materia penale, con particolare attenzione ai reati contro la persona, mettendo al centro il valore della difesa come strumento di equilibrio, di giustizia e di umanità.









