Studio Legale Manera

Caso Roggero e la leggitima difesa

Introduzione

La vicenda giudiziaria di Mario Roggero ha riaperto uno dei dibattiti più delicati del diritto penale: quando una persona può davvero invocare la legittima difesa? È una domanda che divide l'opinione pubblica ogni volta che un cittadino reagisce a una rapina o a un'aggressione.

Il 15 luglio 2026 la Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna di Mario Roggero a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l'uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, avvenuti al termine della rapina subita nella sua gioielleria di Grinzane Cavour.

Ma perché i giudici hanno escluso la legittima difesa? E quali sono i limiti previsti dalla legge? Ne abbiamo parlato con l'Avvocato Penalista Beatrice Manera, che ci aiuta a comprendere il significato della recente sentenza della Corte di Cassazione.

Avvocato Manera, può ricostruirci brevemente cosa è accaduto nel caso Roggero?

La vicenda nasce da una rapina avvenuta il 28 aprile 2021 nella gioielleria di Mario Roggero, a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo. Tre uomini armati fecero irruzione nel negozio, minacciando il titolare, la moglie e la figlia e costringendoli a consegnare denaro e gioielli.

Terminata la rapina, però, i tre uscirono dall'esercizio commerciale e raggiunsero l'autovettura utilizzata per la fuga. Proprio in quel momento Mario Roggero uscì dalla gioielleria impugnando un revolver, inseguì i rapinatori e sparò diversi colpi contro l'auto. Due rapinatori morirono, mentre il terzo rimase ferito.

L'intero processo si è fondato soprattutto sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza, dalle quali è emerso che gli spari furono esplosi quando i rapinatori stavano già tentando di allontanarsi.

Perché tutta la vicenda ruota attorno al concetto di legittima difesa?

Perché la difesa di Mario Roggero ha sostenuto che il gioielliere avesse reagito per difendere sé stesso e la propria famiglia, invocando l'articolo 52 del Codice Penale.

La norma stabilisce che non è punibile chi commette un fatto perché costretto dalla necessità di difendere un proprio diritto o quello di un'altra persona contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, purché la reazione sia proporzionata all'offesa.

Il punto centrale del processo è stato proprio verificare se, nel momento in cui Roggero ha sparato, quel pericolo fosse ancora attuale.

Perché i giudici hanno escluso la legittima difesa?

Perché, secondo tutte le ricostruzioni accolte dai giudici, la rapina era ormai terminata.

I rapinatori avevano già lasciato la gioielleria, stavano salendo sull'automobile e cercavano di fuggire. In quel momento, secondo i giudici, non esisteva più un pericolo attuale per l'incolumità del gioielliere o dei suoi familiari.

Di conseguenza è venuto meno uno dei requisiti fondamentali richiesti dall'articolo 52 del Codice Penale per poter parlare di legittima difesa.

Quindi il problema non è stato l'utilizzo dell'arma, ma il momento in cui è stata utilizzata?

Esattamente.

La sentenza non afferma che un cittadino non possa mai difendersi. Il punto è un altro: la reazione deve essere necessaria per respingere un'aggressione ancora in corso.

Secondo i giudici, quando Roggero ha esploso i colpi, l'aggressione era già terminata e i rapinatori stavano soltanto cercando di allontanarsi. In questa situazione, la reazione armata non è stata ritenuta difensiva, ma successiva alla cessazione del pericolo.

La sentenza della Corte d'Appello

Nel confermare la responsabilità penale di Mario Roggero, la Corte d'Assise d'Appello di Torino ha ridotto la pena da 17 anni a 14 anni e 9 mesi di reclusione, ma ha ribadito un principio molto chiaro: una volta cessato il pericolo, il cittadino non può sostituirsi allo Stato nell'esercizio della forza.

Secondo i giudici, terminata l'aggressione, la condotta corretta avrebbe dovuto essere quella di contattare immediatamente le forze dell'ordine, lasciando alla magistratura il compito di accertare le responsabilità dei rapinatori.

Cosa ha deciso, invece, la Corte di Cassazione?

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa, rendendo definitiva la condanna.

Questo significa che anche i giudici di legittimità hanno ritenuto corretta la valutazione effettuata nei precedenti gradi di giudizio, confermando che nel caso concreto mancava il requisito del pericolo attuale richiesto dalla legge per poter riconoscere la legittima difesa.

Questa sentenza cambia la disciplina della legittima difesa?

No. La sentenza non modifica la legge.

Rappresenta però un'importante applicazione pratica dell'articolo 52 del Codice Penale e ribadisce un principio fondamentale: la legittima difesa è ammessa solo finché esiste un'aggressione attuale.

Quando il pericolo è cessato e l'aggressore è in fuga, la reazione non viene più considerata una condotta difensiva, ma può assumere rilevanza penale.

Qual è l'insegnamento giuridico più importante che emerge da questa vicenda?

Il principio è che la legittima difesa richiede sempre la presenza di un pericolo concreto e attuale.

Se l'aggressione è terminata e il rischio per l'incolumità non esiste più, il cittadino non può farsi giustizia da sé. Da quel momento spetta esclusivamente allo Stato, attraverso le forze dell'ordine e l'autorità giudiziaria, perseguire gli autori del reato.

Conclusione

Il caso Roggero continuerà probabilmente a essere oggetto di dibattito, perché tocca temi molto sentiti dall'opinione pubblica come la tutela della propria famiglia, il diritto alla difesa e i limiti dell'intervento del cittadino davanti a un'aggressione.

Come ha spiegato l'Avvocato Penalista Beatrice Manera, la sentenza della Corte di Cassazione non afferma che non ci si possa difendere, ma ribadisce un principio fondamentale del nostro ordinamento: la legittima difesa è consentita soltanto finché esiste un pericolo attuale. Quando quell'aggressione è terminata, la risposta non può più essere affidata all'iniziativa del privato, ma deve tornare nelle mani dello Stato.

Intervista a cura di Igor Damiani


Ultimi Articoli